Genesi Capitolo 11 alla Luce della Divina Volontà

Alla luce della spiritualità della Divina Volontà trasmessa nei testi di Luisa Piccarreta, l'episodio della Torre di Babele (narrato in Genesi capitolo 11 versetti dal 1 al 9) esprime il dramma della volontà umana che opera separata dalla Volontà di Dio.

  • Prima di Babele, l'umanità possedeva un unico linguaggio. Nella Divina Volontà, questo simboleggia l'armonia originaria dell'Eden. Adamo ed Eva parlavano la "lingua del Volere Divino", un linguaggio di amore puro, luce e piena comprensione reciproca.

    Gli uomini sostituiscono i materiali naturali (la pietra e il cemento creati da Dio) con elementi artificiali (mattoni cotti al fuoco e bitume). Questo rappresenta il passaggio dall'affidamento alla Provvidenza divina all'autosufficienza dell'ingegno umano.

  • L'obiettivo degli uomini non è dare gloria a Dio, ma celebrare se stessi. Quando la volontà umana agisce da sola, cerca sempre l'autocompiacimento, l'orgoglio e la propria gloria, escludendo il Creatore.

    Scalare il cielo con le sole forze umane rappresenta il tentativo di usurpare il posto di Dio. È la ripetizione del peccato originale: voler essere come Dio, ma senza Dio e contro di Lui.

  • Dio confonde le lingue e disperde gli uomini non per gelosia, ma per fermare la loro autodistruzione. Tutto ciò che viene costruito sulla sola volontà umana è privo di fondamenta divine, genera divisione ed è destinato a crollare.

    La confusione delle lingue rispecchia la frammentazione interna dell'anima che si stacca dal Volere Divino. Senza l'unità della Divina Volontà, l'uomo perde la capacità di comprendere se stesso, i suoi simili e il Creatore.

Mentre Babele rappresenta il culmine della dispersione causata dall'umano volere, il Regno della Divina Volontà opera l'esatto opposto. Il "Fiat" divino chiama l'umanità a ritornare all'ordine, al posto e allo scopo per cui è stata creata. Nel Regno del Volere Divino, le anime riacquistano la "sola lingua" della grazia, dell'amore e della perfetta unità con Dio, dove l'unico nome celebrato è quello del Creatore.

L'arida cronologia della discendenza di Sem (descritta dai versetti dal 10 al 26) rivela il cammino nascosto ma incessante che Dio compie per preparare il terreno al ritorno del suo Volere sulla terra.

  • Subito dopo il disastro spirituale di Babele, la Scrittura elenca questa catena di generazioni. Nella Divina Volontà, questo rappresenta l'incessante fedeltà di Dio. Nonostante l'umanità si sia dispersa e abbia scelto la via dell'io umano, Dio mantiene aperto un canale invisibile di grazia attraverso una stirpe eletta.

    Ogni generazione è un anello di una catena. Negli scritti di Luisa si spiega che il Volere Divino, anche quando l'uomo vive nella sua volontà degradata, non abbandona la terra. Esso "striscia" e si nasconde nelle generazioni dei giusti per custodire i semi della futura restaurazione.

  • Da Sem (600 anni totali) si scende progressivamente fino a Terach (205 anni). Nella prospettiva del Fiat Divino, la progressiva diminuzione della vita umana non è un semplice dato biologico, ma il riflesso del deterioramento dell'anima.

    Più l'umanità si allontana dall'Eden e opera con la sola volontà umana, più sperimenta gli effetti del peccato: debolezza, decadimento e accorciamento della vita. La Volontà di Dio è la vita e la linfa dell'anima; staccandosi da essa, l'uomo perde la pienezza della sua vitalità spirituale e fisica.

  • La genealogia non è fine a se stessa, ma cammina verso un punto preciso: Terach che genera Abram (Abramo). Nella storia della Divina Volontà, Abramo rappresenta un pilastro fondamentale: l'uomo della fede e dell'obbedienza.

    Per iniziare la storia della salvezza, Dio chiamerà Abramo a lasciare la sua terra e, più tardi, a sacrificare suo figlio Isacco. Questo atto di totale sottomissione a Dio è il primo grande passo per riannodare i fili spezzati tra la volontà umana e Quella Divina. La genealogia di Sem è il travaglio secolare necessario per far nascere l'uomo disposto a dire di sì a Dio.

Questa lista di nomi dimostra che per Dio nulla va perduto. Ogni generazione ha custodito e tramandato, spesso senza saperlo, il disegno divino. Allo stesso modo, secondo le rivelazioni a Luisa Piccarreta, tutti i secoli della storia umana sono serviti come preparazione per l'epoca attuale: il tempo in cui la catena delle generazioni umane deve finalmente sfociare nel compimento del "Padre Nostro", dove la Volontà di Dio si farà in terra come in Cielo.




La parte finale del capitolo 11, nello specifico dal versetto 27 al 32, descrive il passaggio cruciale dal totale radicamento nella volontà umana all'inizio del cammino di spogliamento per entrare nel Volere Divino.

  • Sarai è sterile, non ha figli. Nella Divina Volontà, la sterilità simboleggia l'anima che opera da sola, staccata dal Fiat Divino. Le opere compiute dalla sola volontà umana sono spiritualmente sterili. Non producono frutti di vita eterna, ma solo cose temporanee destinate a finire.

    La sterilità di Sarai prepara il terreno per l'intervento divino. Dio feconda ciò che è umanamente impossibile. Questo mostra che per dare vita ai frutti del Fiat Divino, l'uomo deve riconoscere la propria totale impotenza e il proprio nulla.

  • Aran muore prematuramente davanti a suo padre nella terra natale, una terra segnata dall'idolatria e dall'umano volere. Questo evento doloroso spezza le false sicurezze familiari. Rappresenta la morte mistica a cui l'anima è chiamata. Per aprirsi a Dio, occorre che muoiano i legami terreni e i progetti puramente umani.

  • Terach prende la famiglia per andare nel paese di Canaan (la Terra Promessa), ma si ferma a Carran e vi si stabilisce fino alla morte. Terach simboleggia l'anima che avverte la chiamata di Dio a lasciare il peccato (Ur), ma non ha la forza di compiere il cammino fino in fondo.

    Fermarsi a Carran rappresenta il compromesso. È l'atteggiamento di chi fa sacrifici per Dio, ma si arresta a metà strada, preferendo una comodità parziale alla totale sottomissione al Volere Divino. La volontà umana si stanca del viaggio spirituale e cerca un nuovo luogo in cui "stabilirsi" e imporre il proprio io.

  • Terach muore a Carran a 205 anni. La sua morte segna la fine della guida patriarcale basata sulla carne e sul sangue. Questo decesso è spiritualmente necessario. Rappresenta la morte definitiva della vecchia volontà umana per permettere ad Abramo di ricevere la chiamata diretta di Dio. Solo allora inizierà il vero cammino della fede e del Fiat Divino.

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