Genesi Capitolo 9 alla Luce della Divina Volontà

Alla luce degli scritti sulla Divina Volontà, il capitolo nove della Genesi non è solo un nuovo inizio biologico, ma rappresenta un profondo atto di restaurazione e, al contempo, il segno della distanza dall'ordine originario di Adamo.

Dopo il diluvio, Dio guarda a Noè come a un "nuovo Adamo". Nella Divina Volontà, ogni volta che Dio dice "Crescete e moltiplicatevi", non intende solo una proliferazione numerica, ma il desiderio che la Sua Volontà si moltiplichi nelle creature. Dio benedice Noè perché, pur nella sua fragilità, egli ha conservato un "seme" di giustizia che ha permesso alla Vita Divina di non estinguersi sulla terra. È un richiamo al desiderio di Dio di riempire la terra non solo di uomini, ma di figli che vivano nel Suo Volere.

Il testo dice: "Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie". Negli scritti di Luisa, leggiamo che prima del peccato regnava l'accordo perfetto: Adamo, possedendo la Divina Volontà, era il re della Creazione e gli animali non lo temevano, ma lo riconoscevano come loro signore e gli prestavano omaggio.
Il fatto che ora regni il "terrore" indica che l'uomo non domina più con la
forza dell'Amore Divino, ma con una sovranità decaduta. Gli animali temono l'uomo perché l'uomo, avendo perso il Divin Volere, è diventato "estraneo" alla Creazione. Dio concede questo dominio forzato per preservare l'ordine minimo necessario alla sopravvivenza, ma è un riflesso sbiadito del dominio regale che Adamo aveva nel giardino.

La concessione di mangiare carne (mentre ad Adamo erano date "le verdi erbe") segna un ulteriore adattamento di Dio alla debolezza umana. Tuttavia, il divieto di mangiare il sangue ("la sua vita") è fondamentale. Nella prospettiva della Divina Volontà, la Vita appartiene solo a Dio.
Il sangue è il simbolo dello scorrere del Volere Divino nell'organismo. Esigere conto del sangue significa che Dio rimane l'unico proprietario della vita. Nessun uomo può disporre della vita altrui perché ogni creatura porta in sé l'
Immagine di Dio. Offendere l'uomo significa colpire l'Atto Creatore di Dio che in quell'uomo voleva stabilire il Suo Regno.

"A immagine di Dio Egli ha fatto l'uomo".

Questo è il perno del brano. Per vivere nella Divina Volontà, l'uomo deve ritornare a quella "Immagine e Somiglianza" originale. Il comando di "dominare la terra" è un invito a recuperare la dignità perduta. Dio non vuole schiavi, ma esseri che operino come Lui. La severità riguardo al sangue versato serve a ricordare all'uomo la sua nobiltà: sei così prezioso che Dio stesso si fa garante della tua vita.

Il brano descrive la "pazienza" di Dio che, pur di non perdere l'umanità, scende a patti con la sua condizione decaduta, ponendo però dei limiti (il rispetto del sangue) affinché l'uomo non dimentichi mai la sua origine divina e la meta finale: il ritorno alla vita nell'unico Volere del Padre.


Di seguito, il passaggio dal castigo del Diluvio alla promessa dell'Arcobaleno acquista, nella prospettiva della Divina Volontà, un significato di speranza cosmica: è il momento in cui Dio "mette al sicuro" la Creazione in attesa del trionfo del Suo Regno.

Negli scritti sulla Divina Volontà, Dio rivela che il Suo obiettivo primario non è mai stato distruggere, ma far regnare il Suo Volere sulla terra. Il Diluvio fu un atto di giustizia necessario per purificare una terra diventata "inferno" a causa delle volontà umane ribelli. Stabilendo l'alleanza con Noè, Dio non fa solo una promessa di "non distruzione", ma firma un decreto di preservazione: Egli s'impegna a mantenere in vita l'umanità e la natura affinché, nel tempo stabilito, la creatura possa finalmente tornare a vivere nel Divin Volere.

È sorprendente che Dio stringa l'alleanza anche con uccelli, bestiame e bestie selvatiche. Nella Divina Volontà, la Creazione è vista come un corpo unico animato dal Fiat Divino. Ogni elemento creato (il sole, il mare, gli animali) nasconde un "Ti amo" di Dio per l'uomo.
Promettendo di non distruggere più gli animali, Dio sta dicendo:
"Io conservo per te, uomo, tutti questi atti del mio Volere che risiedono nelle cose create, affinché un giorno tu possa riconoscerli e ricambiarli". L'alleanza protegge la "casa" (il mondo) perché Dio attende ancora che il legittimo proprietario (l'uomo che vive nel Suo Volere) ne prenda possesso.

Se il Diluvio di Noè fu d'acqua per arrestare il male, la Divina Volontà parla di un futuro "Diluvio di Fuoco" o di "Amore". Dio promette che non userà più l'acqua per distruggere la vita, perché il Suo piano finale non è la fine del mondo, ma la fine del peccato.
L'alleanza con Noè è il presupposto per l'ultima e definitiva alleanza: quella del "Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in terra". Dio garantisce la stabilità delle stagioni e della natura affinché la storia umana possa giungere al suo compimento: il ritorno all'ordine della Creazione.

L'arco teso tra cielo e terra (citato nei versetti successivi) simboleggia graficamente ciò che la Divina Volontà opera nell'anima: la pace ritrovata tra il Creatore e la creatura. Ogni volta che Dio guarda quell'alleanza, vede il Suo impegno a non stancarsi dell'uomo, nonostante le sue cadute, fino a quando non avrà formato la "nuova generazione" dei figli della Luce.

Questa alleanza è l'atto con cui Dio "congela" la Sua giustizia punitiva per dare spazio alla Sua Misericordia operante. È la garanzia che, qualunque cosa accada, la terra non perirà perché è destinata a diventare il teatro del trionfo del Divino Volere.



L'immagine dell'arcobaleno, letta attraverso le rivelazioni sulla Divina Volontà date a Luisa Piccarreta, trasfigura da semplice fenomeno meteorologico a un potente simbolo dell'unione mistica tra il Fiat Divino e l'anima umana.

L'Arcobaleno come "Ponte di Volontà".

Negli scritti di Luisa, il peccato è descritto come una frattura che ha interrotto la comunicazione tra Cielo e terra. L'arco che Dio pone sulle nubi rappresenta la riconnessione: è un ponte gettato dal Creatore per dire che, nonostante la volontà umana abbia creato "nubi" di colpa e oscurità, la Sua Volontà rimane tesa verso l'uomo. È il segno che Dio non ha rinunciato al Suo progetto originario: fare della terra il Suo Regno.

L'arcobaleno è uno, ma manifesta molti colori. Nella Divina Volontà, questo simboleggia come l'unico Atto di Dio si rifranga in infinite qualità: amore, bellezza, potenza, sapienza, bontà, ecc.

  • Quando l'anima vive nel Divin Volere, essa "si riveste" di questi colori.

    Dio, guardando l'arco (o l'anima che vive nel Suo Volere), vede Sé stesso e le Sue stesse qualità riflesse, e per questo "si ricorda" della Sua pace e ferma il braccio della giustizia.

Il testo dice che Dio stesso guarderà l'arco. Nella prospettiva di Luisa, ciò che commuove Dio e lo spinge alla misericordia è ritrovare nella creatura l'impronta della Sua stessa Vita.
L'alleanza eterna non si fonda sulla bravura dell'uomo, ma sulla Fedeltà di Dio alla Sua propria Immagine. Dio guarda l'arco (e in prospettiva, guarda l'umanità redenta) e vede il compimento del Suo "Fiat": vede che la Creazione è ancora degna di esistere perché destinata a tornare a Lui.

L'arco appare dopo il Diluvio, così come il Regno della Divina Volontà apparirà dopo che l'umanità sarà stata purificata dalle sue ambizioni egoistiche. L'arcobaleno è il sorriso di Dio dopo la tempesta. Rappresenta la pace suprema che solo la fusione delle due volontà (quella Divina e quella umana) può generare. Finché l'uomo vive nella sua volontà propria, è in guerra con Dio e con la natura; quando rientra nel Fiat, splende l'arcobaleno della riconciliazione universale.

L'arco tocca le due estremità della terra ma si eleva verso il Cielo. È la sintesi della missione di Luisa Piccarreta e di chiunque viva nel Divin Volere: portare il Cielo in terra e la terra in Cielo. È l'abbraccio eterno tra il Creatore che scende e la creatura che, elevata dalla Grazia, sale a riposare nel seno del Padre.

Per un'anima che vive nella Divina Volontà, l'arcobaleno non è solo un ricordo del passato (Noè), ma una profezia del futuro. È il vessillo che annuncia che la "notte" della volontà umana sta per finire e che sta sorgendo il giorno del Regno del Fiat, dove non ci saranno più "diluvi" di peccato, ma solo la pace infinita di Dio.


Anche dopo la grande purificazione del Diluvio, l'umanità porterà ancora in sé la ferita della volontà propria e come questa determini la divisione tra "figli della luce" e "figli della schiavitù".

Noè, descritto come "coltivatore della terra", pianta una vigna. Nella Divina Volontà, la terra rappresenta spesso l'umanità e il lavoro dell'uomo. Il vino è simbolo della gioia, ma anche del rischio di perdere il controllo della ragione. L'ebbrezza di Noè e il suo giacere "scoperto" simboleggiano la fragilità della natura umana che, pur essendo stata salvata, non possiede ancora la stabilità e la pienezza del Regno del Fiat. Senza il "sole" costante della Divina Volontà, anche i giusti possono manifestare le loro nudità (miserie).

Il peccato di Cam è centrale. Egli vede la nudità del padre e va a riferirlo fuori.

  • Nella Divina Volontà, lo sguardo di Cam rappresenta la volontà umana decaduta, che si sofferma sul limite, sulla colpa e sulla "nudità" del prossimo per deriderla o esporla. Cam non riconosce la sacralità dell'origine (il padre) e rompe l'ordine dell'amore.

    Il fatto che guardi la nudità indica la perdita di quella "veste di luce" che Adamo aveva nel giardino. Cam non cerca di rivestire il padre, ma si compiace della sua caduta. Questo è l'atteggiamento di chi vive fuori dal Divin Volere: vede il male e lo moltiplica.

Sem e Iafet compiono un gesto simbolico potentissimo: camminano a ritroso e coprono il padre senza guardarlo.

  • Camminare a ritroso: Nella prospettiva di Luisa, rappresenta il ritorno alle origini, il desiderio di tornare allo stato di innocenza. È l'anima che "non vuole vedere" il male per restare fissa nel Bene.

    Coprire la nudità: Questo è l'ufficio della Divina Volontà nell'anima. Dio vuole stendere un "manto di luce" sulle miserie umane. Sem e Iafet agiscono come agirebbe un'anima che vive nel Fiat: non giudicano la miseria del "padre" (l'umanità o il prossimo), ma la riparano con l'amore, coprendola con i propri atti buoni.

Benedizione e Maledizione: Libertà e Schiavitù.

Le parole di Noè dopo il risveglio sono profetiche:

  • Canaan (Cam) è maledetto e diventa "schiavo": Chi vive nella volontà propria è, per definizione, schiavo. La volontà umana isolata da quella Divina diventa serva delle passioni, del giudizio e della morte. La "maledizione" non è una vendetta di Dio, ma la conseguenza naturale di chi rifiuta l'ordine dell'amore e della dignità.

    Sem e Iafet sono benedetti: Essi rappresentano le generazioni che conserveranno il seme della speranza. In particolare, la profezia che "Dio dilati Iafet e questi dimori nelle tende di Sem" prefigura l'universalità della salvezza: tutti i popoli sono chiamati a rientrare nell'unica "tenda", che è la Casa del Divin Volere.

Con la morte di Noè si ha il passaggio del testimone.

Noè vive 950 anni, una longevità che richiama i patriarchi pre-diluviani, ma alla fine muore. Questo indica che, nonostante il Diluvio, la morte (figlia del peccato originale) regna ancora. L'alleanza con Noè è una "tregua", non ancora la vittoria finale. La vera "Vita" che non conosce tramonto tornerà sulla terra solo con il Fiat definitivo, che trasformerà la morte in un passaggio di gloria.

La parte finale ci insegna che non basta essere "salvati dalle acque" (ricevere la grazia esterna); occorre un atteggiamento interiore di riparazione e rispetto (Sem e Iafet) verso l'opera di Dio. Chi sceglie di guardare e nutrire il male (Cam) rimane schiavo, mentre chi opera nel Bene e "copre" le colpe altrui con l'amore prepara la dimora per il Regno della Divina Volontà.

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