Genesi Capitolo 12 alla Luce della Divina Volontà

 Alla luce degli scritti sulla Divina Volontà, la chiamata di Abramo non è solo un evento storico o una prova di fede, ma rappresenta un profondo atto di disconnessione dalla volontà umana per entrare nell'ordine della Volontà Divina. Per vivere nel Volere Divino, l'anima deve compiere un radicale distacco. Il "paese" e la "casa del padre" simboleggiano la volontà umana, le inclinazioni naturali, le sicurezze terrene e l'eredità dell'umano volere (derivato da Adamo dopo la caduta). Abramo parte senza sapere dove va.

Questo è il perfetto abbandono nella Divina Volontà. L'anima non guida più se stessa con la propria ragione, ma si fa condurre istante per istante dalla Luce Divina, camminando nel "non visto" ma con la certezza di Dio. Nella Divina Volontà, gli atti dell'anima perdono il loro limite umano e acquistano il valore dell'infinito.

La fecondità di Abramo, che diventerà padre di una moltitudine,

simboleggia la fecondità spirituale di chi vive nel Divino Volere.

Ogni atto fatto in Esso si moltiplica all'infinito e porta beneficio a tutte le generazioni.

Chi vive nella Divina Volontà non riceve semplicemente una benedizione,

ma diventa la benedizione stessa di Dio in terra, poiché è la Volontà stessa di Dio che opera,

parla e ama attraverso quella creatura. «In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra»:

Questo è il nucleo del vivere nella Divina Volontà.

Negli scritti di Luisa si parla spesso dei "giri" che l'anima fa nella Creazione e nella Redenzione,

per riparare e impetrare il Regno. Come Abramo diventa il canale di grazia per l'umanità intera,

così l'anima che fonde la propria volontà in quella di Dio stringe un legame di salvezza e santificazione,

che si estende a tutti i tempi, passati, presenti e futuri.

Abramo è il modello dell'esilio volontario dalla propria volontà,

per prendere possesso del "Paese" della Volontà Divina, diventando così il capostipite non solo dei credenti, ma di coloro che restaurano il disegno originario di Dio sull'umanità.

La partenza di Abram verso Canaan (versetti 4-6) descrive il momento in cui l'anima passa dalla teoria alla pratica.

Non si tratta più solo di ascoltare una chiamata,

ma di compiere il primo passo effettivo all'interno del Divino Volere. Nel momento in cui Abram si muove,

la sua volontà umana si fonde perfettamente con l'Ordine Divino.

Negli scritti di Luisa si spiega che quando la creatura obbedisce a un comando di Dio,

il suo atto temporale si unisce all'atto unico ed eterno di Dio.

La partenza di Abram non è una semplice camminata, ma un "atto sacro" che muove il Cielo.

L'età avanzata simboleggia che non è mai troppo tardi per iniziare a vivere nella Divina Volontà.

Anche se l'anima ha vissuto gran parte della vita nella propria volontà umana (i 75 anni a Carran),

l'ingresso nel Divino Volere rinnova tutto, azzera il tempo perduto e ridona una giovinezza spirituale eterna. «Prese la moglie Sarai, e Lot... e tutti i beni... e tutte le persone»:

Chi entra nella Divina Volontà non ci entra da solo. L'anima che si fonde in Dio porta con sé tutta la Creazione, i propri affetti, le relazioni e i beni materiali. Nel linguaggio di Luisa, questo è il "Giro" nella Divina Volontà: Abram prende tutto ciò che gli appartiene e lo offre,

lo santifica e lo sposta dal regno dell'umano possesso al Regno di Dio.

I beni acquistati a Carran smettono di essere proprietà umana e diventano strumenti per il disegno divino.

Il viaggio, verso il paese di Canaan, rappresenta la costanza.

Vivere nel Divino Volere richiede un cammino continuo, un passo dopo l'altro, senza guardare indietro. L'arrivo a Canaan è il possesso iniziale della stabilità nella Grazia,

la terra promessa che simboleggia il Regno del Fiat Supremo sulla terra.

«Nel paese si trovavano allora i Cananei»: Questo dettaglio è fondamentale.

La Terra Promessa (la vita nella Divina Volontà) non è priva di ostacoli esterni.

I Cananei rappresentano le tentazioni,

le resistenze del mondo e i residui della natura umana che cercano di reclamare il territorio.

Tuttavia, l'anima che cammina nella Divina Volontà non teme i "Cananei",

perché sa che la forza che la guida è l'Onnipotenza stessa di Dio. Abram attraversa la terra con autorità regale, proprio come l'anima che, forte del Divino Volere, domina sulle passioni e sulle difficoltà esterne.

Il passaggio (dei versetti 7-9) segna il momento in cui l'anima non solo entra nel territorio della Divina Volontà,

ma comincia a fissarvi la sua dimora e a riempirlo di atti di adorazione e riparazione.

Nel linguaggio degli scritti di Luisa,

questo testo descrive l'instaurazione del Regno e i primi "giri" ufficiali dell'anima nel Divino Volere.

Dio disse ad Abramo: «Alla tua discendenza io darò questo paese»:

non gli promette un possesso temporaneo, ma un'eredità perenne per i suoi figli. Nella Divina Volontà,

questo "paese" è il Regno del Fiat supremo sulla terra,

lo stato originario in cui viveva Adamo prima della caduta. Dio manifesta qui il Suo disegno eterno:

la Divina Volontà deve tornare a essere la dimora, il terreno e la proprietà delle creature.

La "discendenza" sono i figli del Divino Volere, coloro che nasceranno e vivranno in Esso.

«Allora Abram costruì in quel posto un altare al Signore»:

Costruire un altare significa consacrare lo spazio e il tempo.

Ogni volta che l'anima compie un atto nella Divina Volontà (un lavoro, una preghiera, un respiro),

essa innalza un altare invisibile nel proprio interno. Su quell'altare, non offre più cose umane,

ma offre a Dio il Suo stesso Volere, che è il sacrificio più gradito, l'unico degno del Creatore.

«Lì costruì un altare... e invocò il nome del Signore»:

Questo è il cuore dei "giri" misticheggianti descritti da Luisa. Abramo si sposta e, ovunque vada,

semina altari e preghiere. L'anima che vive nel Fiat fa esattamente questo: attraversa idealmente tutta la terra, il passato, il presente e il futuro, per imprimere su ogni cosa il "Ti amo",

l'adorazione e la lode a nome di tutte le generazioni, richiamando sulla terra il Regno di Dio. «Piantò la tenda, avendo Betel ad occidente e Ai ad oriente... Poi Abram levò la tenda per accamparsi nel Negheb»: La tenda, a differenza di una casa di pietra, si monta e si smonta facilmente.

Essa simboleggia lo stato dell'anima sulla terra:

un distacco totale dalle cose create e una prontezza assoluta a seguire i movimenti dello Spirito.

Spostarsi continuamente significa anche che nella Divina Volontà non ci si ferma mai. Gli atti si moltiplicano, la luce cresce e l'anima si espande verso nuove conoscenze (rappresentate dai diversi luoghi geografici).

Betel significa "Casa di Dio" e Ai significa "Cumulo di rovine":

l'anima cammina avendo alle spalle le rovine del proprio passato umano (Ai),

e davanti a sé lo splendore della comunione con Dio (Betel), avanzando verso il Negheb, il deserto del Sud, simbolo di una purificazione sempre più intima e radiosa sotto il sole della Volontà Divina. I versetti 10-13, descrivono un momento di profonda crisi e rappresenta la drammatica descrizione di ciò che accade quando un'anima,

pur avendo ricevuto grandi promesse divine, sperimenta la tentazione,

la paura e il momentaneo ritorno all'utilizzo della propria volontà umana (la ragione e l'astuzia naturale). «Venne una carestia nel paese... perché la carestia gravava sul paese»:

Il paese di Canaan era la terra della promessa, il simbolo del Regno del Fiat. Eppure, arriva la carestia.

Nella vita spirituale, Dio permette momenti di totale aridità, oscurità e mancanza di sensibilità (la carestia). Questa è la prova suprema: l'anima sa vivere nel Divino Volere solo quando tutto è abbondante e consolante,

o sa rimanervi anche quando si sperimenta il vuoto e la fame? «Abram scese in Egitto»:

Invece di rimanere fermo sull'altare che aveva appena costruito,

fidandosi dell'assoluta provvidenza di Dio nella terra in cui era stato chiamato, Abramo "scende". L'Egitto, nella Scrittura, rappresenta storicamente il mondo, le sicurezze umane, la dimensione puramente naturale. Scendere in Egitto significa, per l'anima,

cercare rifugio e soluzioni nei propri ragionamenti e nei compromessi umani quando le cose si fanno difficili. «Io so che tu sei donna di aspetto avvenente... Dì dunque che tu sei mia sorella»:

Sarai rappresenta qui l'Anima stessa, la sposa, dotata di una bellezza divina (la Grazia, le virtù).

Abramo ha paura che il mondo (gli Egiziani) gli tolga la vita a causa di questa bellezza.

Spinto dal timore della sofferenza e della morte,

Abramo escogita uno stratagemma basato su una mezza verità (Sarai era in effetti sua sorellastra).

Questo è il tipico comportamento della volontà umana: quando agisce da sola, essa diventa calcolatrice, paurosa, e cerca di proteggere se stessa con la diplomazia e i compromessi,

nascondendo la vera natura dei suoi legami con Dio per non subire persecuzioni o perdite terrene.

«Perché io sia trattato bene per causa tua e io viva per riguardo a te»:

Qui emerge l'istinto di conservazione dell'io umano.

Nella Divina Volontà non esiste il calcolo del "trattato bene" o del salvare la propria vita con le proprie mani. Gesù dice spesso a Luisa che la volontà umana è piena di timori, dubbi e debolezze;

basta un soffio di vento (la carestia) per far vacillare anche i grandi,

se per un istante staccano lo sguardo dal Sole del Divino Volere.

Abramo, l'uomo della fede che ha lasciato tutto, in questo frangente ci mostra come la creatura,

non appena smette di operare nel e per il Fiat Divino e ricomincia a fare affidamento sulla propria prudenza umana,

cade nell'ansia e nella menzogna protettiva.

Dio permetterà questa caduta per mostrare ad Abramo (e a tutti noi),

che la salvezza e il compimento della promessa non verranno mai dai suoi stratagemmi umani in Egitto,

ma unicamente dall'intervento gratuito e potente di Dio.

Il passo di Genesi 12, 14-20, conclude l'esperienza di Abramo in Egitto.

Questo testo mostra le conseguenze dolorose di quando l'anima cerca di gestire la grazia con logiche umane, ma rivela soprattutto la fedeltà assoluta di Dio, che protegge il Suo disegno persino dagli errori della creatura.

«La donna fu presa e condotta nella casa del faraone. Per riguardo a lei, egli trattò bene Abram...»:

Sarai rappresenta la purezza della Grazia e la bellezza degli atti divini affidati all'anima.

Quando Abramo usa uno stratagemma umano,

permette che questa bellezza finisca nelle mani del mondo (il Faraone).

L'anima che scende a compromessi con lo spirito del mondo può anche ottenere "successo" terreno (greggi, armenti, schiavi), ma queste ricchezze sono una falsa benedizione:

sono il prezzo del baratto della propria integrità spirituale.

«Ma il Signore colpì il faraone e la sua casa con grandi piaghe...»:

Il Faraone e la sua casa simboleggiano l'egoismo, le passioni e la volontà umana non santificata.

Negli scritti di Luisa, Gesù spiega che la Divina Volontà è un fuoco santo:

essa non può mescolarsi con l'umano volere corrotto.

Quando il mondo tenta di appropriarsi delle cose di Dio o di abusare della dignità dell'anima,

la santità di Dio reagisce. Le piaghe sono l'effetto di questo urto:

la Volontà Divina respinge ciò che è profano per custodire ciò che Le appartiene.

«Il faraone convocò Abram e gli disse: Che mi hai fatto? ... prendila e vàttene!»:

È un paradosso spirituale. Il re pagano rimprovera l'uomo di Dio per la sua mancanza di trasparenza.

Quando l'anima che conosce la Divina Volontà scende al livello della prudenza umana,

finisce per essere umiliata dallo stesso mondo in cui cercava rifugio.

Dio usa la reazione del Faraone come uno specchio per Abramo,

per fargli comprendere la gravità del suo timore e della sua mancanza di fede.

«Lo accompagnarono fuori della frontiera insieme con la moglie e tutti i suoi averi»:

Questa non è una punizione, ma un atto di misericordia liberatrice.

Dio si serve del Faraone per "sfrattare" Abramo dall'Egitto.

L'anima deve essere scacciata dalle sue false sicurezze umane per essere costretta a tornare là dove Dio l'aveva chiamata:

a Canaan, nel territorio del Fiat. Abramo esce dall'Egitto arricchito materialmente,

ma svuotato delle sue illusioni umane, pronto a riprendere il cammino basandosi solo sulla Parola di Dio.

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