Genesi Capitolo 17 alla Luce della Divina Volontà
Alla luce degli scritti sulla Divina Volontà, questo celebre brano della (Genesi 17, 1-8) non rappresenta solo un patto storico, ma simboleggia un passo profetico cruciale per il riannodamento tra la volontà umana e il Volere Divino.
Nello specifico del "Libro di Cielo", Gesù spiega a Luisa come la storia della salvezza sia scandita da tappe fondamentali volte a restaurare il Regno del suo Fiat interrotto con la caduta di Adamo.
Dio chiede ad Abramo l'integrità. Per la spiritualità della Divina Volontà, la vera integrità non è semplicemente l'assenza di peccato morale, ma consiste nel ritornare nell'ordine, al proprio posto e nello scopo per cui la creatura fu creata.
Il significato mistico di: Camminare davanti a Dio, significa smettere di agire secondo il proprio volere umano isolato e iniziare a muoversi alla luce del Sole del Volere Divino. L'integrità perfetta si realizza solo quando la volontà dell'uomo si fonde e si uniforma totalmente con quella del Creatore, restituendogli la purezza delle origini.
Il cambio di nome: da Abram ad Abraham.
Dio aggiunge una lettera e cambia il nome del patriarca. Nella dottrina di Luisa Piccarreta, ogni qualvolta Dio chiama un'anima a una missione speciale legata al Suo Volere, opera una trasformazione ontologica, imprimendovi un carattere divino.
Diventare "Abraham" significa che l'uomo vecchio (legato alla sola natura umana e alla discendenza carnale) muore per far posto all'uomo nuovo, capostipite di una generazione spirituale. Questo prefigura i "figli del Fiat Supremo", anime che non vivranno più basandosi solo sulle proprie forze morali, ma possedendo la Vita stessa di Dio operante in loro.
A novantun anni e con una moglie sterile, la promessa di diventare "padre di una moltitudine di popoli" è umanamente impossibile. Ma Gesù spiega nei quaderni che quando la Volontà Divina prende possesso di un atto umano, questo acquista un valore universale e infinito. [7, 9, 10, 14]
L'alleanza perenne stipulata con Abraham è l'inizio del cammino di preparazione che culminerà con il secondo Fiat (la Redenzione operata tramite Maria e Gesù) e si compirà nel terzo Fiat (il trionfo del Regno della Divina Volontà sulla terra). La moltitudine di popoli e di re che nasceranno da lui simboleggiano le future generazioni di anime che regneranno con Cristo, possedendo la Divina Volontà come propria eredità e vita ordinaria.
La promessa della terra di Canaan, dove prima Abraham era solo un "forestiero", rappresenta il cambio di stato dell'anima. Senza la Divina Volontà l'uomo sulla terra è un esiliato, un pellegrino instabile.
Ricevere la terra in "possesso perenne" simboleggia il passaggio dal semplice fare la Volontà di Dio (essere operai o servitori di passaggio) al vivere nella Divina Volontà, diventando veri proprietari e re dei beni divini, stabilmente fissati in Dio.
Alla luce degli scritti di Luisa Piccarreta, il brano sulla circoncisione (versetti 9-14) assume un significato profondamente mistico, simboleggiando il doloroso ma necessario cammino di recisione della volontà umana per fare spazio al Regno del Fiat Supremo.
Nel "Libro di Cielo", Gesù spiega che ogni rito antico era l'ombra profetica di una realtà spirituale molto più alta, legata al ripristino dell'ordine originario della Creazione.
Nella Divina Volontà, la carne e le sue passioni disordinate sono la conseguenza diretta della caduta di Adamo, il quale, staccandosi dal Volere Divino, generò l'ambizione, l'egoismo e la concupiscenza.
La circoncisione (un taglio doloroso sulla carne) simboleggia l'atto con cui l'uomo deve recidere, potare e far morire la propria volontà umana. Per poter vivere nel Divino Volere, l'anima deve accettare il "dolore" di rinunciare al proprio io, alle proprie inclinazioni e alla propria gestione autonoma della vita.
Dio chiede che il segno sia impresso nella carne e che sussista come alleanza perenne. Non si tratta di un abito esterno o di una legge scritta su pietra.
Questo prefigura lo stato dell'anima che vive nel Fiat. La Divina Volontà non vuole essere per l'uomo una legge esterna da osservare (un comandamento), ma vuole diventare natura, vita vissuta, qualcosa di impresso indelebilmente nel fondo dell'essere, che trasforma persino il modo di agire materiale della creatura.
La circoncisione all'ottavo giorno. Il giorno della Nuova Creazione.
Nella teologia biblica e mistica, il sette è il numero della creazione antica e del sabato. L'ottavo giorno è il giorno della Risurrezione, il tempo della Nuova Creazione e del compimento definitivo.
L'ottavo giorno rappresenta profeticamente l'era del trionfo della Divina Volontà sulla terra. È l'ingresso dell'umanità in un nuovo giorno spirituale, dove l'uomo viene "circonciso" fin dal principio della sua nuova vita spirituale, crescendo non più sotto la condanna del peccato, ma nello splendore della grazia originaria.
Il comando include i nati in casa e i comprati con denaro, senza distinzione di stirpe.
Nei testi di Luisa Piccarreta viene ripetuto incessantemente che il dono del vivere nella Divina Volontà è universale e destinato a tutte le nazioni. Gesù non è venuto a salvare o a far regnare il Suo Volere solo per un piccolo gruppo, ma per riscattare l'intera famiglia umana. Tutti, anche coloro che erano lontani (gli "stranieri" dello spirito), sono chiamati a subire questa santa recisione per entrare a far parte della famiglia dei figli di Dio.
Il maschio non circonciso viene eliminato dal popolo perché "ha violato l'alleanza".
Dio non punisce con cattiveria, ma l'anima che si rifiuta ostinatamente di tagliare la propria volontà umana si esclude da se stessa dal flusso della Vita Divina. Chi preferisce trattenere intatto il proprio io, la propria superbia e i propri attaccamenti umani, rimane fuori dal "popolo dei figli del Fiat", restando sterile e incapace di comprendere e ricevere i beni infiniti della Volontà di Dio.
Nei versetti 15-22, si svela il contrasto tra l'impotenza del volere umano e l'onnipotenza del Fiat Divino, mostrando come l'opera di Dio si compia solo quando l'impossibile umano cede il passo al miracolo della Grazia.
Come per Abramo, anche per sua moglie il cambio di nome (da Sarai a Sara, che significa "Principessa" o "Madre di re") indica una trasformazione spirituale.
Nei testi di Luisa, la sterile che diventa feconda è il simbolo dell'umanità che, rimasta sterile nel bene a causa del peccato e della propria volontà isolata, viene rigenerata dal tocco di Dio. Quando il Volere Divino investe una creatura, la sua apparente sterilità scompare e la sua vita diventa capace di generare "nazioni e re", ovvero anime regali che possiedono la dignità di figli di Dio.
Abramo ride e guarda ai limiti biologici (cento anni lui, novanta Sara). Questo riso rappresenta lo smarrimento della ragione umana davanti ai disegni infiniti di Dio.
Gesù spiega a Luisa che la volontà umana, quando ragiona solo con le proprie forze, vede l'impossibilità, la vecchiaia e la morte. Abramo guarda alla carne, che è debole. Ma quando Dio decide di far regnare la sua Volontà in un'anima, non guarda alle capacità umane, ma alla potenza del proprio Atto. Il riso di Abramo evidenzia che il Regno di Dio non può essere compreso né realizzato con i calcoli della mente umana.
Ismaele e Isacco. Le due generazioni (umana e divina).
Abramo, per logica umana, si accontenta di Ismaele, il figlio nato secondo le forze della natura e della carne (da Agar). Dice: "Se almeno Ismaele potesse vivere davanti a te!".
Dio rifiuta Ismaele come erede dell'alleanza principale. Nella spiritualità della Divina Volontà, Ismaele rappresenta le opere fatte dall'uomo con le sole proprie forze, con le virtù puramente umane. Possono essere buone e benedette da Dio ("lo benedico e lo renderò fecondo"), ma non contengono la Vita Divina e non possono ereditare il Regno.
Isacco (il cui nome significa "egli riderà", trasformando il riso del dubbio in riso di gioia) nasce da un grembo morto per la carne, ma vivo per la Parola di Dio. Rappresenta la generazione dei figli del Fiat: anime generate non da calcoli umani o sforzi morali, ma da un miracolo puro della Divina Volontà. L'Alleanza Perenne si stabilisce solo con Isacco.
Dio fissa un appuntamento preciso nel tempo per il miracolo.
Negli scritti di Luisa è ripetuto che ogni opera di Dio ha il suo tempo di maturazione e il suo trionfo decretato. Il Regno della Divina Volontà sulla terra ha un tempo stabilito nei decreti divini. Nonostante l'incredulità umana e i tempi di apparente sterilità della Chiesa e del mondo, la promessa del trionfo del Fiat si realizzerà con certezza matematica nell'"anno venturo" stabilito da Dio, quando l'umanità meno se lo aspetta.
L’ultima parte del capitolo (versetti 23-27) descrive l'atto pratico della circoncisione, evidenziando la totale, immediata e collettiva sottomissione della volontà umana al comando dell'Onnipotente.
Nel "Libro di Cielo", Gesù mostra come l'esecuzione pronta di un ordine divino trasformi un atto puramente materiale in un canale di Grazia e di Vita Divina.
Il testo ripete per ben due volte l'espressione "in quello stesso giorno". Abramo non rimanda, non calcola il dolore fisico e non tentenna nonostante i suoi novantanove anni.
Nella Divina Volontà, la prontezza nell'eseguire il Volere di Dio è fondamentale. Quando l'anima riceve la luce del Fiat, l'accettazione deve essere immediata. Il rimando è proprio della volontà umana, che cerca scuse e compromessi. Abramo opera nell'Atto Unico di Dio: non appena la Parola Divina risuona, la volontà umana si eclissa ed esegue, permettendo al flusso divino di scorrere senza interruzioni.
Il testo mette a contrasto l'età avanzata di Abramo (novantanove anni) e la giovinezza di Ismaele (tredici anni).
Per entrare nel Regno della Divina Volontà non contano le stagioni della vita umana, la vecchiaia spirituale o l'inesperienza della giovinezza. Quando il Fiat chiama alla recisione del proprio io, l'invito è valido per l'anima in qualsiasi stato si trovi. La debolezza della carne (l'anzianità) o l'esuberanza delle passioni (l'adolescenza) vengono ugualmente purificate e santificate dal sigillo divino.
Abramo si circoncide insieme a suo figlio e a tutta la sua casa. Egli agisce come capo-stipite.
Negli scritti si spiega che quando Dio sceglie un'anima come "capo-scuola" di una determinata missione (come Abramo per la fede, o Luisa Piccarreta per il vivere nella Divina Volontà), gli atti compiuti da questa prima anima hanno un valore universale. Abramo, tagliando la propria carne, apre la via e "tira dietro di sé" tutta la sua discendenza. Allo stesso modo, l'anima che per prima accetta la morte mistica del proprio volere apre un varco spirituale per tutte le anime che la seguiranno.
Tutti gli uomini, nati in casa o comprati, subiscono lo stesso taglio.
Questo dettaglio simboleggia l'effetto contagioso e regale del Divino Volere. Quando il capo di una casa (o l'anima centrale di un ambiente) vive pienamente nel Fiat, la Grazia si estende a cerchi concentrici su tutto ciò che lo circonda. Le relazioni, i beni materiali (i servitori "comprati con denaro") e la vita quotidiana vengono tutti contrassegnati dallo stesso sigillo di appartenenza a Dio. Tutto l'esterno viene ordinato e purificato in virtù dell'atto interiore del capo.
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