Genesi Capitolo 24 alla Luce della Divina Volontà
Il ventiquattresimo capitolo della Genesi, il più lungo e articolato del primo libro della Scrittura, si dispiega come un sublime trattato teologico sull'economia del matrimonio spirituale, l'alleanza nuziale e la trasmissione della stirpe santa, offrendo una sintesi perfetta di come la Divina Volontà muova invisibilmente ogni corda della storia quando l'uomo opera in totale sintonia con essa. Negli scritti dettati a Luisa Piccarreta, l'unione tra l'anima e il "Fiat" è spesso descritta attraverso la metafora nuziale delle nozze divine, un legame eterno in cui le due volontà si fondono per dare origine a una nuova e feconda generazione di grazia. La narrazione si apre con un Abramo ormai vecchio e avanti negli anni, sul quale il Signore ha fatto scendere una benedizione universale; questa pienezza di giorni e di grazia spinge il Patriarca a dare compimento al destino di suo figlio Isacco, il figlio della promessa, esigendo un giuramento solenne dal suo servo più anziano, l'amministratore di tutti i suoi beni, che la tradizione identifica con Eliezer. Ponendo la mano sotto la coscia di Abramo, il servo giura nel nome del Signore, Dio del cielo e Dio della terra, che non prenderà per Isacco una moglie tra le figlie dei Cananei, in mezzo ai quali abita, ma che si recherà nel paese natio del Patriarca per scegliere una sposa all'interno della sua stessa parentela. Sotto il profilo della spiritualità del Divino Volere, questo giuramento esprime il rifiuto categorico di mescolare la stirpe del "Fiat" con la mentalità del mondo e con le nazioni nate dal disordine della volontà umana. Isacco, l'uomo rigenerato nella promessa, non può contrarre alleanza con chi vive al di fuori dell'ordine divino; la sposa deve essere cercata all'origine, là dove risiede una radice di purezza non ancora contaminata dagli idoli del volere proprio.
Il divieto perentorio di Abramo di ricondurre Isacco in Mesopotamia, qualora la donna si fosse rifiutata di seguirlo, illumina la legge dell'immutabilità e della progressione dello spirito: l'anima che è stata strappata dalla terra del proprio io e condotta sul monte del "Fiat" non deve mai retrocedere o tornare indietro verso le vecchie abitudini e le antiche schiavitù, poiché il cammino della Grazia conosce solo l'avanzamento verso il Regno futuro. Il viaggio del servo, che parte con dieci cammelli carichi di ogni sorta di beni del suo padrone, rappresenta l'azione preveniente e missionaria dello Spirito Santo che si muove nel mondo per preparare e adornare l'anima eletta per le nozze divine. Giunto al pozzo d'acqua fuori della città di Nacor, all'ora della sera in cui le donne escono ad attingere acqua, il servo compie un atto di purissima preghiera interiore, chiedendo un segno preciso basato sull'umiltà e sulla carità operosa. Egli domanda che la fanciulla alla quale dirà di abbassare l'anfora per lasciarlo bere, e che risponderà offrendo da bere anche ai suoi cammelli, sia proprio colei che Dio ha destinato al suo servo Isacco. Questa richiesta mette a nudo i criteri di selezione del cielo: la sposa del "Fiat" non si distingue per prerogative di orgoglio umano o di dominio, ma per la prontezza nel servizio, la gratuità e la generosità del cuore. Prima ancora che egli abbia terminato di pregare nel suo cuore, si presenta Rebecca, una fanciulla di bell'aspetto e ancora vergine, che compie con esattezza millimetrica il segno richiesto, attingendo acqua instancabilmente fino a dissetare tutti i dieci cammelli.
L'ammirato silenzio del servo davanti al prodigio e il successivo dono di un pendente d'oro e di due braccialetti simboleggiano i primi tocchi della grazia e i doni delle virtù infuse con cui lo Spirito adorna l'anima che corrisponde fedelmente alle sue ispirazioni. Una volta introdotto nella casa del padre di Rebecca, Betuel, e del fratello Labano, il servo manifesta l'urgenza assoluta che caratterizza le opere di Dio, rifiutando persino di toccare cibo finché non avrà esposto il motivo della sua missione. Il suo lungo racconto, in cui ripercorre fedelmente la benedizione di Abramo, la nascita miracolosa di Isacco e il prodigio avvenuto al pozzo, non è una vana ripetizione, ma la proclamazione liturgica delle meraviglie della Divina Volontà che muove i cuori degli ascoltatori all'obbedienza della fede. Davanti all'evidenza del disegno celeste, Labano e Betuel non possono che riconoscere che la cosa procede dal Signore e che essi non possono dire nulla né in bene né in male, acconsentendo a che Rebecca parta per diventare la sposa del figlio del loro padrone. Il mattino seguente, quando la famiglia della fanciulla tenta di trattenerla per almeno una decina di giorni, manifestando la tipica resistenza della natura umana a staccarsi immediatamente dagli affetti terreni, il servo insiste nel chiedere la partenza immediata per non ostacolare il cammino che il Signore ha reso prospero. La decisione finale viene affidata alla libertà della fanciulla, la quale, interrogata se voglia partire subito con quell'uomo, risponde con un assoluto e immediato sì, che riecheggia profeticamente il Fiat di Maria all'Annunciazione e l'adesione totale dell'anima che si consacra al Volere Divino.
Il viaggio di ritorno di Rebecca, accompagnata dalle sue ancelle e dalla sua nutrice, segna la transizione definitiva dalla vecchia alla nuova vita, un esodo pasquale guidato dalla fede nel compimento della promessa. Il capitolo tocca il suo culmine poetico e teologico nell'incontro serale nella terra del Negeb, nei pressi del pozzo di Lacai-Roi. Isacco è uscito in campagna sul far della sera per meditare; questo atteggiamento contemplativo descrive lo stato dell'anima che vive nel Divino Volere, la quale non è distratta dalle agitazioni del mondo, ma dimora nel silenzio, nell'adorazione e nell'attesa dell'Atto Divino. Alzando gli occhi, Isacco vede i cammelli che avanzano, mentre Rebecca, scorgendo quell'uomo che cammina nella campagna incontro a loro, si getta dal cammello e, informata dal servo sulla sua identità, si copre con il velo in segno di profondo rispetto, pudore e totale consacrazione mistica. L'atto finale di Isacco, che introduce Rebecca nella tenda che era stata di sua madre Sara, prendendola in sposa e amandola fino a trovare consolazione per la morte della madre, suggella la perfetta restaurazione dell'ordine nuziale infranto dal peccato. La tenda di Sara ritorna a essere abitata; la catena della trasmissione del "Fiat" trova una nuova, purissima sposa che, unendosi al figlio della promessa, assicura la continuità del canale della Grazia che porterà alla nascita del Redentore. In questo abbraccio sponsale, consumato nel silenzio della campagna e sotto lo sguardo dell'Eterno, la volontà umana e la Volontà Divina celebrano il loro trionfo, indicando all'umanità intera che solo attraverso il distacco radicale dalle proprie origini umane e l'abbandono fiducioso alla guida dello Spirito è possibile entrare nella camera nuziale del "Fiat" e cooperare alla fioritura eterna del Regno di Dio sulla terra.
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