Genesi Capitolo 25 alla Luce della Divina Volontà
Il venticinquesimo capitolo della Genesi si dispiega come una profonda sintesi teologica sulla transizione delle generazioni e sul mistero della predestinazione spirituale, offrendo una visione chiarificatrice di come la Divina Volontà governi l'assegnazione delle primogeniture divine rispetto alle pretese della carne. Negli scritti dettati a Luisa Piccarreta viene costantemente posto in luce come l'agire di Dio separi nettamente ciò che nasce dal puro vigore della natura umana da ciò che viene decretato ed eletto dall'eterno *Fiat* per la realizzazione del Regno. La prima parte del racconto documenta l'ultima stagione della vita terrena di Abramo, il quale prende un'altra moglie di nome Chetura e genera da lei numerosi figli. Sotto il profilo della spiritualità del Divino Volere, questa fecondità tardiva e ramificata rappresenta la generosità sovrabbondante della vita naturale che Dio concede alla terra; tuttavia, la linea della promessa rimane unica e inalterabile. Prima di morire, Abramo compie un atto di supremo discernimento e di sottomissione al disegno celeste, assegnando tutti i suoi beni immobili e spirituali a Isacco, il figlio del *Fiat*, mentre ai figli delle concubine offre soltanto dei doni, allontanandoli verso le terre d'oriente affinché non interferiscano con l'eredità santa. La morte del Patriarca a centosettantacinque anni, descritta come un felice tramonto in cui egli spira vecchio e sazio di giorni, simboleggia il perfetto riposo dell'anima che ha interamente consumato i suoi atti nel flusso del Volere Divino, lasciando che il corpo sia sepolto dai figli Isacco e Ismaele nella caverna di Macpela, accanto a Sara, come un sigillo di stabile possesso e di fedeltà perenne.
La successiva, breve menzione della discendenza di Ismaele, con l'elenco dei suoi dodici prìncipi e la sua morte in mezzo ai suoi fratelli, serve a delimitare il campo dell'azione propriamente divina, mostrando come la linea generativa legata alla volontà umana purificata dalla Provvidenza si sviluppi secondo una grandezza terrena, ma rimanga distinta dal canale della grazia nuziale. Il fulcro del capitolo si sposta quindi sulla storia di Isacco e Rebecca, introducendo una drammatica dinamica di sterilità che riecheggia quella della generazione precedente. Per ben vent'anni Rebecca rimane sterile, una condizione che nella teologia del *Fiat* rappresenta il vuoto necessario della natura umana che deve riconoscere la propria totale incapacità di generare il bene duraturo senza l'intervento diretto dell'Altissimo. La preghiera intercessoria di Isacco, che supplica il Signore per la moglie, viene esaudita non come un premio al merito umano, ma come la risposta del *Fiat* che si commuove davanti all'orazione fatta in unione con il suo stesso decreto. Il concepimento di Rebecca si trasforma immediatamente in un campo di battaglia interiore: i due gemelli si urtano nel suo grembo, spingendola a cercare il volto di Dio per comprendere il senso di quella lacerazione profonda. La risposta teofanica del Signore squarcia il velo della storia e rivela le leggi eterne della predestinazione spirituale, annunciando che due nazioni sono nel suo grembo, due popoli si separeranno dal suo seno, uno sarà più forte dell'altro e il maggiore servirà il minore.
Questo pronunciamento profetico costituisce il cuore dell'insegnamento del capitolo alla luce della Divina Volontà. I due gemelli, Esaù e Giacobbe, incarnano perfettamente i due regni che si contendono il cuore dell'umanità e la signoria sulla terra. Esaù, il primogenito, che esce per primo dal grembo materno, rossiccio e coperto di pelo come un mantello, rappresenta la volontà umana nella sua espressione più rozza, impulsiva e legata alla forza bruta della natura e della carne; egli è l'uomo dei campi, il cacciatore che vive del proprio vigore fisico e dell'immediatezza dei sensi. Giacobbe, che esce tenendo con la mano il calcagno del fratello, e che cresce come un uomo tranquillo che abita sotto le tende, simboleggia l'anima eletta, la figura del secondo Adamo che non si impone con la violenza del diritto naturale, ma che attende con pazienza e intelligenza spirituale l'ora del disegno divino, dimorando nel silenzio e nella contemplazione che caratterizzano i figli del *Fiat*. La parzialità di Isacco per Esaù, motivata dal gusto per la cacciagione, mostra come anche le anime sante possano essere temporaneamente ingannate dalle apparenze e dalle preferenze della carne, mentre l'amore di Rebecca per Giacobbe riflette l'intuizione profetica della grazia che sa riconoscere dove risiede il vero deposito della promessa.
Il capitolo tocca il suo culmine drammatico e morale nell'episodio della vendita della primogenitura per un piatto di lenticchie, un evento che mette a nudo la fatale cecità del volere proprio rispetto ai beni eterni. Esaù ritorna dai campi stanco e affamato e, vedendo Giacobbe che ha preparato una minestra di lenticchie rosse, gli chiede di poterne mangiare subito, definendosi sull'orlo della morte e considerando quindi inutile il suo diritto di primogenitura. Giacobbe, muovendosi con la sapienza di chi conosce il valore immenso delle cose di Dio, esige un giuramento formale prima di cedergli il cibo. Esaù giura e vende così la sua primogenitura per soddisfare un bisogno passeggero della carne. Questo baratto sconsiderato rappresenta la tragedia quotidiana dell'uomo che vive della propria volontà: per un piacere momentaneo, per una soddisfazione terrena o per un piatto di lenticchie fatto di vanità e passioni mondane, la creatura svende e disprezza la sua primogenitura divina, ossia il diritto regale di vivere nel Regno del *Fiat* e di essere erede dei beni del Creatore. Il commento finale della Scrittura, che sottolinea come Esaù mangiò, bevve, si alzò e se ne andò, disprezzando in tal modo la primogenitura, evidenzia l'insensibilità e la superficialità dell'anima che si adegua al livello animale della pura sussistenza, rinunciando volontariamente alla dignità dello spirito. Giacobbe, al contrario, pur acquistando questo diritto per vie umane e scaltre, si dimostra degno del *Fiat* perché ne comprende l'infinito valore, accettando di custodire la linea della benedizione che porterà alla restaurazione dell'ordine originario e alla fioritura della stirpe in cui si compirà perfettamente la Volontà di Dio sulla terra.
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