Genesi Capitolo 29 alla Luce della Divina Volontà
Il ventinovesimo capitolo della Genesi descrive l'ingresso di Giacobbe a Paddan-Aram e l'inizio del suo lungo servizio presso lo zio Labano, svelando come la Divina Volontà intessa il mistero dell'alleanza nuziale e della fecondità attraverso le vie dell'esilio, del lavoro paziente e della purificazione. Negli scritti dettati a Luisa Piccarreta viene costantemente messo in luce come ogni passo dell'anima eletta sia guidato da una regia invisibile e come la Volontà Divina si serva dei sentimenti umani purificati per edificare il suo Regno sulla terra. Il capitolo si apre con Giacobbe che si mette in cammino e giunge nel paese degli orientali, imbattendosi in un pozzo in mezzo alla campagna, vicino al quale stazionavano tre greggi di pecore in attesa di essere abbeverate. La presenza di una grande pietra sopra la bocca del pozzo, che i pastori rimuovevano solo quando tutti i greggi erano radunati, racchiude un profondo significato mistico. Nella teologia del *Fiat*, il pozzo rappresenta la sorgente inesauribile della Grazia divina, mentre la pesante pietra simboleggia la durezza della volontà umana, che ostruisce il flusso della vita celeste e rende faticoso l'accesso all'acqua viva. Solo l'unione e la convergenza degli atti, o l'intervento di un'anima pienamente inserita nell'ordine divino, possono rimuovere questo ostacolo per dissetare le creature.
L'arrivo di Rachele, la figlia minore di Labano, che giunge al pozzo conducendo il gregge del padre, accende la scintilla del disegno celeste. Non appena scorge la cugina, Giacobbe compie un atto di straordinario vigore e di squisita carità spirituale: si avvicina, rotola da solo la grande pietra dalla bocca del pozzo e abbevera il gregge di Labano. Questo gesto prodigioso descrive l'azione dell'umanità nuova rigenerata dal *Fiat*: l'anima che opera in sintonia con la Volontà di Dio riceve una forza soprannaturale capace di rimuovere con facilità i macigni del peccato e dell'egoismo, aprendo la via alla fecondità della Grazia. Il pianto commosso di Giacobbe e il bacio fraterno offerto a Rachele non manifestano un'emozione sentimentale passeggera, ma la commozione dello spirito che riconosce il compimento della promessa e l'incontro con colei che è destinata a essere il fulcro della sua discendenza santa. Rachele corre a riferire l'accaduto al padre Labano, il quale, udito il resoconto delle meraviglie operate dal nipote, esce incontro a Giacobbe, lo abbraccia, lo bacia e lo introduce nella sua casa, riconoscendolo come sua carne e suo sangue.
Il soggiorno di Giacobbe si trasforma ben presto in un severo tirocinio di lavoro e di sottomissione. Labano, muovendosi secondo una logica utilitaristica tipica dell'uomo vecchio, propone al nipote di stabilire un salario per il suo servizio, anziché lasciarlo lavorare gratuitamente. Il testo introduce a questo punto le due figlie di Labano: Lia, la primogenita, dagli occhi spenti e privi di luce, e Rachele, avvenente e di bell'aspetto. Nella mistica della Divina Volontà, le due sorelle incarnano due aspetti complementari della vita dello spirito. Rachele, l'amata per la quale Giacobbe accetta prontamente di servire lo zio per ben sette anni, rappresenta la bellezza sfolgorante, la purezza e l'attrattiva del Regno del *Fiat*, per il quale l'anima è disposta ad affrontare qualsiasi fatica; la Scrittura nota poeticamente che quei sette anni parvero a Giacobbe pochi giorni, tanto era il suo amore per lei. Lia, al contrario, simboleggia la via della sofferenza, della fecondità faticosa e della pazienza laboriosa che la natura umana deve attraversare per purificare le proprie scorie prima di accedere al pieno possesso della sposa ideale.
Il culmine drammatico del capitolo si consuma nella notte delle nozze, quando Labano, ricorrendo a un inganno speculare a quello che Giacobbe aveva ordito ai danni del padre Isacco, introduce nel letto nuziale la figlia Lia al posto di Rachele. Al mattino, scoprendo il raggiramento, Giacobbe rimprovera aspramente lo zio, il quale si giustifica appellandosi al costume locale che vieta di dare in sposa la minore prima della primogenita, offrendogli tuttavia anche Rachele alla fine della settimana nuziale, in cambio di altri sette anni di duro servizio. Sotto il profilo del Divino Volere, questo inganno non è un semplice incidente della storia, ma una misteriosa e perfetta legge di contrappasso e di espiazione. Giacobbe, che aveva sottratto la benedizione al fratello maggiore Esaù camuffandosi sotto le spoglie del primogenito e approfittando della cecità del padre, sperimenta ora sulla propria pelle l'oscurità della notte e il camuffamento della primogenita Lia che usurpa il posto della minore. La Divina Volontà permette che il Patriarca sperimenti il peso dell'astuzia umana per purificare completamente il canale della sua discendenza, insegnandogli che le opere di Dio non si compiono con le scorciatoie della scaltrezza, ma attraverso l'accettazione della croce e l'obbedienza paziente.
Giacobbe accetta la dura condizione, unendosi anche a Rachele e amandola molto più di Lia, prolungando il suo lavoro presso Labano. L'ultima parte del capitolo sposta l'attenzione sulla straordinaria e asimmetrica fecondità delle due spose. Il Signore, vedendo che Lia veniva trascurata, apre il suo grembo per consolarla, mentre Rachele rimane sterile. Questa alternanza tra fecondità e sterilità mette in luce la pedagogia del *Fiat*, che si schiera costantemente a difesa degli umiliati e dei sofferenti. Lia genera in sequenza quattro figli, imponendo loro nomi che celebrano la presenza attiva del Creatore nella sua sofferenza: Ruben, che significa il Signore ha visto la mia afflizione; Simeone, perché il Signore ha udito che ero trascurata; Levi, nella speranza che il marito si affezioni a lei; e infine Giuda, che esplode in un puro atto di lode, esclamando che questa volta celebrerà il Signore.
La nascita di questi patriarchi, e in particolare di Giuda, dalla cui tribù nascerà il Messia, dimostra il trionfo sovrano della Divina Volontà sulle preferenze puramente umane. Giacobbe desiderava Rachele e la bellezza del suo amore ideale, ma il disegno di Dio esigeva che il Salvatore nascesse da Lia, la sposa della fatica e del dolore accettato. Ciò rivela come il *Fiat* sappia trasformare l'inganno degli uomini e l'aridità delle situazioni umane in un grembo fecondo di salvezza, conducendo la storia dei patriarchi verso la costituzione del popolo dell'alleanza e preparando l'umanità a comprendere che la vera regalità spirituale fiorisce laddove l'io umano accetta di piegarsi ai decreti supremi del Creatore.
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