Genesi Capitolo 41 alla Luce della Divina Volontà

 

Il quarantunesimo capitolo della Genesi segna lo sfolgorante momento del riscatto di Giuseppe e della sua elevazione a viceré d'Egitto, offrendo una delle più grandiose manifestazioni della regalità della Divina Volontà nella storia della salvezza. Alla luce del Divino Volere, questo capitolo illustra come il Fiat sovrano, dopo aver purificato il giusto nel crogiolo dell'esilio, della calunnia e del carcere, intervenga con potenza per rovesciare le sorti della storia, piegando l'impero più potente della terra ai decreti della sapienza divina. L'innalzamento di Giuseppe non è il frutto di un colpo di fortuna o della pura scaltrezza umana, ma rappresenta il trionfo dell'anima che, avendo vissuto nell'abbandono totale a Dio, riceve in dono il governo delle cose terrene per disporle secondo il disegno universale della Provvidenza.


La narrazione si apre dopo due interi anni di silenzio, durante i quali Giuseppe rimane dimenticato nella fossa del carcere, a dimostrazione che i tempi della promessa non obbediscono alla fretta dell'uomo, ma alla maturazione perfetta dei decreti divini. Il Faraone fa un doppio sogno profetico: vede prima sette vacche belle e grasse uscire dal Nilo, seguite da sette vacche brutte e magre che divorano le prime senza dare segno di essersene nutrite; poi vede sette spighe piene e belle spuntare da un unico stelo, inghiottite da sette spighe vuote e arse dal vento d'oriente. Al mattino, lo spirito del sovrano è turbato e nessuno tra i magi e i sapienti d'Egitto è in grado di offrire una spiegazione. Sotto il profilo dogmatico, questa cecità dei sapienti del mondo mette a nudo l'impotenza della sapienza terrena di fronte ai misteri di Dio. Il Fiat paralizza l'intelletto umano affinché emerga l'assoluta necessità della luce soprannaturale custodita nel giusto. In questo frangente, il capo dei coppieri si ricorda finalmente delle sue colpe e menziona al sovrano il giovane ebreo che aveva interpretato con precisione i sogni in carcere.


Giuseppe viene fatto uscire in fretta dalla prigione, si rade, cambia le vesti e si presenta davanti al Faraone. Quando il monarca gli dichiara di aver saputo che egli è capace di intendere e interpretare i sogni, Giuseppe pronuncia la sua fondamentale professione di fede, affermando che non lui, ma Dio darà una risposta per la salute del Faraone. Questa totale assenza di orgoglio dimostra la perfetta rettitudine dell'anima di Giuseppe, la quale non si appropria dei doni divini, ma ne restituisce la gloria unicamente al Creatore. Egli procede quindi a svelare il significato delle visioni, spiegando che i due sogni sono in realtà uno solo e che Dio ha voluto annunciare al Faraone ciò che sta per compiere: sette anni di immensa abbondanza in tutto l'Egitto saranno seguiti da sette anni di una carestia così totale da far dimenticare ogni precedente prosperità, consumando il paese. La ripetizione del sogno indica che la cosa è fermamente stabilita da Dio e che l'Altissimo si affretterà a eseguirla.


Subito dopo l'interpretazione, Giuseppe, mosso dalla sapienza del Divino Volere, propone al Faraone un piano d'azione concreto, suggerendo di cercare un uomo intelligente e saggio da mettere a capo dell'Egitto, e di istituire commissari per prelevare un quinto dei raccolti durante gli anni di abbondanza, accumulando il grano nelle città come riserva per gli anni della carestia. La proposta trova il pieno consenso del Faraone e dei suoi ministri, al punto che il sovrano, riconoscendo che lo Spirito di Dio abita nel giovane ebreo, dichiara che non vi è nessuno più saggio di lui e lo nomina governatore di tutta la sua casa e del suo popolo, riservando a se stesso soltanto il trono. Il rito dell'investitura regale vede il Faraone togliersi il sigillo dal dito per metterlo alla mano di Giuseppe, rivestirlo di abiti di bisso, porgli una collana d'oro al collo e farlo salire sul suo secondo carro, mentre davanti a lui si grida di prostrarsi. A Giuseppe viene inoltre dato il nome egiziano di Zafnat-Paneach, che significa salvatore del mondo o rivelatore dei segreti, e gli viene data in sposa Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di On.


Sotto il profilo teologico e profetico, questa esaltazione descrive la trasfigurazione dell'umanità nuova e prefigura la glorificazione di Cristo dopo la passione. La tunica di bisso sostituisce la veste perduta nella casa di Potifar e i ceppi del carcere cedono il passo alla collana d'oro e al carro regale, dimostrando visibilmente come la Divina Volontà risarcisca in sovrabbondanza di giustizia ogni perdita subita dall'anima fedele. All'età di trent'anni, Giuseppe inizia il suo viaggio attraverso l'Egitto per amministrare l'impero. Durante i sette anni di fertilità, la terra produce a piene mani e Giuseppe accumula il grano come la sabbia del mare, finché si cessa di fare il calcolo perché è incommensurabile. In questo periodo di grazia nascono anche i suoi due figli, Manasse, il cui nome esprime la consolazione di Dio che ha fatto dimenticare a Giuseppe ogni afflizione della casa paterna, ed Efraim, che celebra la fecondità concessagli dal Signore nella terra della sua umiliazione.


Il capitolo si avvia alla conclusione con il compimento inesorabile della parola profetica: i sette anni di abbondanza terminano e iniziano i sette anni di carestia, che colpiscono non solo l'Egitto ma tutti i paesi circostanti. Quando il popolo egiziano comincia a gridare per il pane, il Faraone indirizza tutti a Giuseppe, ordinando di fare tutto ciò che egli dirà. Giuseppe apre allora tutti i magazzini e vende il grano agli Egiziani, mentre da tutta la terra si accorre in Egitto per acquistare i viveri, poiché la carestia infierisce su tutta la superficie del globo. Questa conclusione liturgica e storica manifesta il trionfo universale del piano divino: colui che era stato rifiutato e gettato nella fossa diventa il custode unico del pane della vita per le nazioni intere. La Divina Volontà si è servita della stessa carestia e della sottomissione dell'impero pagano per preparare la culla in cui la famiglia dell'alleanza sarà nutrita e custodita, dimostrando che il Fiat regna sovrano sopra la povertà della terra e conduce ogni evento alla manifestazione della gloria del Padre.

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